sul mio corpo decido io aborto

Sul mio corpo decido io

Mi frulla in testa da un paio di giorni questo articolo e credo che se non riesco a buttare fuori tutto ciò che mi sobbolle in testa potrei esplodere come un vulcano in eruzione.

Tutto nasce dal ribaltamento della sentenza Roe vs Walden negli USA. Per la Corte suprema degli Stati Uniti l’aborto non è un diritto della donna. Quindi ogni stato americano potrà legiferare per metterlo al bando, o fare come gli pare.

L’aborto non sarebbe un diritto, secondo loro. Io dico: come si permettono? Come si permettono di legiferare e di sentenziare sulla facoltà di una donna di interrompere una gravidanza? Perché sul corpo di una donna devono decidere altri?

Ho pubblicato un post su Facebook e sono rimasta sconvolta dalle reazioni di molti “amici”, che sono arrivati a pubblicare foto di feti sanguinolenti che secondo loro non sono tutelati da nessuno, e che le donne che vogliono abortire ammazzano senza scrupoli. Però nessuno su preoccupa del corpo delle donne che viene dilaniato dal parto, quello è una cosa naturale.

I movimenti “Pro vita” di fatto portano avanti una mentalità che porterà alla morte le donne vogliono abortire e dovranno farlo clandestinamente. Per non parlare di maschi che scrivono che la gravidanza non si può interrompere, tanto esiste l’adozione (!!!). Ma vi rendete conto di che cosa dite?
Io parlando solo per me, se fossi incinta e non volessi il bambino, ricorrerei a qualsiasi cosa pur di non portare avanti la gravidanza. Non mi verrebbe all’improvviso un istinto materno o una illuminazione. Odierei quella cosa che cresce dentro di me, non riuscirei nemmeno a guardami allo specchio. ‘E’ questo che volete?

Io penso che un figlio bisogna volerlo per amarlo, non deve essere una cosa “che capita”.
Se capitasse a me, rifletterei bene, ma vorrei fosse rispettata qualsiasi mia decisione, perché riguarda in primis ME e la MIA vita.

Io non ho mai avuto chissà che istinto materno o desiderio di avere figli, ma per come sono stata educata, una parte di me temeva che il mio destino fosse quello di diventare madre. Scrivo “temeva” perché mi ha sempre spaventato a morte l’idea di dover partorire. Avrei anche affrontato serenamente l’accudimento di un bambino e la sua crescita ed educazione, ma il parto mi ha sempre impressionato e spaventato.

Ad oggi la narrazione della maternità e della gravidanza vede il parto come la cosa più naturale del mondo e come il destino massimo per ogni donna. Beh, non siamo tutte uguali. Non tutte sogniamo la famiglia del Mulino bianco e non tutte sogniamo di mettere al mondo dei bambini. Per me quelle immagini erano una specie di sogno indotto, un destino a cui l’educazione mi aveva preparato, ma che non ho mai sentito come realmente mio. E grazie al destino non sono mai rimasta incinta.

Mi stupisce come metà del genere umano voglia regolamentare una scelta che non potrà mettere mai in atto, e cioè come i maschi vogliano metter bocca sulla gravidanza e sul parto, dato che è una esperienza che loro non faranno mai.
Certo, un figlio si fa con l’unione di maschio e femmina, ma chi è che vede il proprio corpo modificarsi in maniera abnorme? Chi porta dentro di sé un altro essere per 9 mesi? Chi rischia la sua salute e la sua vita? Chi soffrirà per metterlo al mondo? Chi potrebbe morire o rimanere traumatizzata durante tutto ciò? Chi dovrà poi accudire il neonato, forse allattarlo, per quasi due anni? Quanto “aiuto” dà il padre al giorno d’oggi? Certo più di un tempo, ma sempre troppo poco.

Io penso che la decisione di portare o meno avanti una gravidanza spetti unicamente alla donna, ed il suo eventuale compagno o compagna debba essere meramente di supporto a tutto ciò.

La gravidanza ed il parto sono delle missioni di vita difficili, impegnative, profondamente significative per la vita di una donna, che in quei momenti ha bisogno di supporto.

Come si può dire alle donne di fare figli in una società come questa dove poi si ritrovano sole, senza aiuto, con uomini a fianco che non alzano un dito? Con aziende che le demansionano o non attendono che ritornino al lavoro? Con asili che costano un occhio della testa?

Una donna per fare un figlio mette in gioco a 360° la propria vita, e mi dispiace che i maschi ci rimangano male, ma si mettono in gioco molto ma molto più di loro. Quindi a chi spetta la voce più importante in capitolo? Fossero anche i padri e compagni più bravi del mondo, è la madre che si accolla la maggior parte del lavoro.

Il fatto stesso che sia il corpo della donna che “fabbrica” il bambino dovrebbe chiudere già tutto il dibattito. Volete più bambini nel mondo? Aiutate le donne, non obbligatele a gravidanze che non vogliono o non possono sopportare.

E non voglio nemmeno citare casi di stupro, problemi di salute durante la gravidanza, stati di indigenza, e dio non voglia che ci sia di mezzo del sesso occasionale, altrimenti per la donna scatta la gogna pubblica, perché si è voluta divertire ed ora vuole pure uccidere un bambino. Tutti a puntare il dito, sempre, sulle donne.

Tutti a raccontarsi la barzelletta che le donne che abortiscono è perché sono stupide e non ricorrono a contraccettivi. Apriamo dunque il capitolo contraccettivi: perché deve pensare sempre la donna a proteggersi? Perché la donna deve assumere farmaci, installarsi una spirale, chiedere al maschio di usare un preservativo? Perché deve essere demandata solo a lei questa preoccupazione, per poi vedersi pure negare il diritto di non portare avanti una gravidanza? Ovvio che il problema per i maschi non si pone! E allora, ancora una volta, non mettete bocca poi sulle conseguenze ANCHE delle VOSTRE azioni. Se i figli si fanno in due, iniziate a prendere voi delle precauzioni in modo che le donne non debbano poi abortire. iniziate a prender voi dei farmaci, a farvi installare apparecchi nel pene per non eiaculare, a sterilizzarvi.

Per me la questione è molto semplice: un eventuale bambino lo faccio io con il mio corpo, quindi io decido se lo voglio fare o no. E se mi dovesse capitare di rimanere incinta, vorrei avere supporto, sia che io decida di imbarcarmi in questa impresa, sia che io decida di non farlo. Non voglio giudizi morali, non voglio teorie assurde su quando inizia la vita, voglio supporto medico e psicologico, e affetto dai miei cari, come per qualsiasi altra decisione io possa prendere per la mia vita.

Come vi permettete di arrogarvi il diritto di decidere per me, in nome della “vita”? Come potete pensare che io, obbligata a portare avanti una gravidanza che non voglio, possa portarla a termine serenamente e magari dare quel bambino in adozione come se nulla fosse? Quale vita state proteggendo? é ipocrisia pura.

La verità è che si teme l’autodeterminazione della donna. La verità è che si vuole controllare il suo corpo e quello che deve e non deve fare. Io sono Pro scelta, Pro autodeterminazione, Pro vera vita.

A volte mi chiedo cosa succederebbe se prima di nascere chiedessero alle anime se vogliono incarnarsi in un corpo maschile o femminile. Cosa sceglieresti? Senza contare che vorrei tanto uscissimo anche dalla narrazione binaria che esistono solo corpi maschili o femminili. Esistono innumerevoli varianti che per le “persone normali” nemmeno esistono. Di quelle nessuno si preoccupa. ci si preoccupa di più di assegnare a questi magici bambini che nascono un genere alla nascita, una casellina M o F, in modo da poterli inserire in questo assurdo mondo di caselline, assegnargli un ruolo nel mondo.

Se sei M sarai potente, macho, prenderai decisioni e non piangerai mai. Porterai a casa la pagnotta e difenderai la tua “famiglia naturale”. Se sei F ti preparerai per il tuo principe azzurro, gli renderai semplice la vita cucinando per lui e gli darai un erede.

Grazie al destino mi sono svegliata da questo incubo, ma solo dentro di me, perché fuori di me l’incubo perdura ancora.

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