Racconto: Una splendida giornata

Copertina racconto Una splendida giornata
Una splendida giornata
di Elisa Bertoldi

Un uomo normale, dedito al lavoro da tanti anni, la stessa routine tutti i giorni.
Cosa succederebbe se decidesse di dare improvvisamente una svolta alla sua vita?

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Leggi le prime due pagine del racconto

Tutti noi siamo immersi nelle nostre vite fatte di lavoro, di orari, di traffico, di compiti che non vorremmo svolgere, capi padroni e colleghi che sopportiamo un giorno si e due no.
E tutti sogniamo di dare una svolta a tutto ciò, di cambiare vita, o di fuggire, emigrare all’estero, voltare pagina.
Mi interrogo spesso sulla natura della società moderna.
Siamo cresciuti e viviamo in mondo che ci ha insegnato che per vivere occorrono i soldi. Per guadagnare soldi occorre un lavoro. Il lavoro, il più delle volte, ci rende schiavi.
Crediamo di avere una sorta di libertà in questa vita, ma in realtà è una libertà che paghiamo a caro prezzo, con una risorsa che nessuno può avere indietro o ricomprare: il tempo.
Il lavoro ci occupa intere giornate, spesso non abbiamo tempo di fare le attività che ci interessano maggiormente, che ci fanno sentire vivi. Spesso non abbiamo tempo da dedicare ai nostri cari.
E viviamo nello stress, nell’ansia di rispettare orari, scadenze, di accontentare il capo o i clienti.
Il tutto per guadagnare dei soldi che dovrebbero servire a fare tutte le altre attività. Anche se il più delle volte il denaro ci basta a malapena ad avere una casa, a spostarci in macchina, a pagare le tasse.
Il denaro ci ha resi schiavi, non possiamo assolutamente fare quello che desidereremmo.

I veri fortunati sono coloro che svolgono un lavoro che gli piace, una passione che hanno trasformato in guadagno per vivere. A volte però anche costoro sono oberati da tasse e balzelli che rendono obbligatorio dedicare sempre maggior tempo al loro lavoro, rendendolo odioso.
E le persone piene di soldi? Certo costoro sembrano molto più libere di noi poveri lavoratori normali. Per lo meno non hanno il pensiero di avere o meno i soldi per uscire a mangiare una pizza. Possono prendere e andare. Ma è veramente così? Sono liberi di uscire? O sono sempre presi di mira da ladri, falsi amici, approfittatori? Sono felici? O sono comunque insoddisfatti e vorrebbero di più? Sono immuni dalle malattie?

Quali possono essere le vie d’uscita?
Vivere con meno soldi.
Oggi pullulano libri e siti web che parlano di decrescita, di ecovillaggi, di condivisione delle risorse.
Con la decrescita, si punta all’obiettivo di vivere con meno soldi. Rinunciando al superfluo, cercando di auto-prodursi il più cose possibile, ad esempio avendo un orto. Il discorso è ampio, certo bisogna sviluppare un alto grado di auto-consapevolezza, ci vuole un lungo cammino interiore e sociale per arrivare a concludere che con meno si vive meglio, che i desideri che abbiamo in questa società moderna sono indotti dalle grosse aziende, che la vita autentica è un’altra.

Gli ecovillaggi mirano a vivere in comunità dove si condividono le risorse di base, come la casa, l’auto, e si contribuisce con il proprio lavoro a creare risorse condivisibili con tutti. Sarebbe molto bello poter vivere così. Si creerebbe una società totalmente solidale, autonoma, dove ci si da una mano a vicenda. Difficile da realizzare se le persone non sono abbastanza mature da rinunciare a pensare solo a sé stesse a scapito degli altri.

Farsela passare.
Un altro sistema per vivere sereni potrebbe essere accettare quello che si ha e ritenersi fortunati. Andare a lavoro contenti perché ci consente di renderci utili, di fare vita sociale e di guadagnare ciò che ci serve per vivere. Dipende molto dal carattere della persona.

Diego, il protagonista del racconto, sceglie una via tutta sua per uscire dal tunnel della routine.

Buona lettura!

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