frasi maschiliste e risposte

Le frasi maschiliste udite di recente

“Io vi capisco poverine, siete più brave negli studi, però poi venite bloccate”.
“Eh aspetta aspetta che arrivino i musulmani”.
“Fate bene a ribellarvi però io non rinuncio a pisciare in piedi”.
“Non è giusto che venga eletta una donna come Presidente della Repubblica solo perché è donna”.

Queste alcune delle frasi che come donna potresti aver sentito da qualche maschio. Io le ho sentite e anche se dette con le migliori intenzioni, mi arrivano come coltellate, che io mi affanno a schivare, a correggere, sempre combattuta tra il “lasciare andare” e cercare di far aprire gli occhi al maschio di turno (o alla femmina eh).

Sentirle continuamente è frustrante, mi fa pensare che le persone vivano con gli occhi bendati e per quanto si sforzino di essere “brave persone” siano comunque inghiottite nella cultura maschilista dominante senza esserne consapevoli.

Quante volte devo ribattere e quante invece lasciar perdere? Di solito decido al momento, in base anche a quanto affetto provo per la persona con cui sto parlando, ciò non toglie che la stanchezza di ripetere concetti per me basilari sia tanta, e la voglia di rispondere “leggi, studia e apri gli occhi di più” sia tanta anche quella.

Provo qui a dare una risposta a queste semplici frasi maschiliste, magari per creare un botta e risposta preconfezionato che mi può essere utile in altre occasioni, visto che a queste affermazioni non si risponde con opinioni, ma con affermazioni che sono la pura e semplice realtà dei fatti. Solo che l’interlocutore non l’ha mai vista.

“Io vi capisco poverine, siete più brave negli studi, però poi venite bloccate”.
Bhé, grazie per la pietà, ma la pietà non la voglio, mi umilia e mi fa ancora più arrabbiare. Una volta ho risposto così a questa frase: “Ricordati che il maschilismo ha molte cose in comune con il razzismo: se avessi qui di fianco un uomo di colore gli diresti ‘Oh poverino lo so che per il tuo colore della pelle non riesci a ottenere quel lavoro, anche se sei intelligente…”.
Non so se ho colto nel segno, spesso il parallelismo maschilismo/razzismo funziona, e non capisco perché sia più facile provare empatia per un uomo di colore che per una donna. Anzi lo posso intuire il perché: la discriminazione verso le donne è talmente normalizzata da risultare invisibile.
Lo schiavismo è stato abolito, è stato riconosciuta la parità di diritti di tutte le razze, etnie, di tutti gli uomini, ma ancora deve entrare nella cultura la parità di diritti di tutte le persone, donne o uomini che siano.

Uomini e donne convivono sotto lo stesso tetto, vengono educati ed incasellati nei loro ruoli, premiati se vi si adeguano perfettamente, ritenuti anormali e pericolosi se se ne discostano. E’ più difficile notare dentro di sé il maschilismo che notare il proprio razzismo.

La pietà in ogni caso non la voglio, non voglio che i maschi provino pietà per me in quanto donna, io voglio semplicemente quello che è mio. Non voglio il contentino, non voglio l’aiuto perché sono debole, voglio poter raggiungere tutto quello che voglio perché sono una persona uguale e diversa rispetto a tutte le altre. E se ho voti migliori della maggior parte dei maschi, voglio che i ruoli di potere siano miei, voglio diventare manager di una grande azienda, Presidentessa della Repubblica, Capa della Polizia, Ministra, docente universitaria senza che tutti i maschi che incontro (e le femmine) la vedano come una cosa anomala, o che pensino che sono lì nonostante io sia una donna oppure che io sia lì proprio perché sono donna.

Sì, le donne sono mediamente più brave negli studi, si laureano in maggior numero e con voti più alti, però poi chissà perché non sono loro a governare il mondo. E tu che mi esprimi pietà per questo, non offendermi per favore.

Se proprio devi parlare o fare qualcosa, sii mio alleato. Non offrire pietà ma offri il tuo aiuto per cambiare lo stato delle cose. Per prima cosa potresti chiedermi di spiegarti le cose con la voglia di comprendermi e di comprendere, senza partire in quarta con le sciabolate che sento tutti i giorni e costringendomi a parare colpi e a spiegare le cose. Perché il tuo punto di vista è quello maschile, non quello universale, quindi quando mi parli di questioni legate al mio presunto genere femminile, potresti farlo partendo dal presupposto che ne so più di te.

“Eh aspetta aspetta che arrivino i musulmani”.

Eh si perché il problema pare siano i musulmani che arrivano con la loro misoginia e quindi saranno ca@@i per noi donne occidentali emancipate.
Ma non la vedete l’assurdità di questa affermazione? Come se il problema per le donne fossero i musulmani. Mi risulta che il 99% dei femminicidi che avvengono in Italia siano per mano di uomini italiani perfettamente civilizzati. Mi risulta che viviamo anche qui in Italia in una cultura profondamente misogina e maschilista. Mi risulta che anche qui le donne sono ben viste solo se sono brave mogli e soprattutto mamme e se sgarrano di tanto così da questo ruolo come minimo sono strane, cattive ragazze, streghe o donne da ammazzare perché hanno alzato la testa.

Che poi questa frase suona tipo una minaccia. “Aspetta aspetta che arrivino i musulmani”. Cioè quindi quando arrivano che dovrebbe succedere? Che come sempre voi uomini non muoverete un dito per dare un contributo alla nostra sicurezza, emancipazione, libertà? Che oltre che dai maschi italiani ci dovremo difendere anche dai maschi musulmani? Spiegatemi, cosa dovrebbe succedere?
Se vogliamo essere onesti, la cultura misogina musulmana è del tutto simile alla cultura misogina cristiana in cui siamo immersi e penso che farebbe molto comodo a molti maschi cattolici tradizionalisti una bella nuova iniezione di patriarcato qui in Italia. Tranquilli maschi, tanto lo sappiamo che ci dobbiamo arrangiare in caso questo succeda.

“Fate bene a rivendicare i vostri diritti però io non rinuncio a pisciare in piedi”.

Ecco a voi la tipica e fantastica divisione noi/loro. Voi donne fate pure i vostri comizi, giocate a fare politica, urlate in piazza, fate bene, è sacrosanto, ma non chiedetemi di rinunciare ai miei privilegi di maschio bianco al potere.

Per prima cosa: chi ti dice che raggiungendo la parità uomo/donna tu debba rinunciare a “pisciare in piedi” o a qualsivoglia tuo privilegio? Perché senti la mia rivendicazione come una minaccia per te? Secondo te il fatto che si venga considerate persone alla pari è una minaccia al tuo status quo? Evidentemente sì…credo che i maschi tremino all’idea che le donne acquisiscano il potere che spetta loro. Che, dobbiamo sempre specificarlo altrimenti si genere un brivido nella forza, il potere che le donne vogliono non è quello di prevaricare sugli uomini, ma di essere loro pari a tutti gli effetti. Tenendo conto della diversità, eccetera eccetera. Si lo so che maschi e femmine non sono uguali, ma aprite gli occhi: questo mondo è creato da maschi per i maschi. Non è una opinione, è la realtà.

Questa frase sottende l’allontanamento da qualsivoglia comprensione di cosa succede a metà degli esseri umani: sono affari vostri e non mi interessano. Mi stanca persino dire che la fine del binarismo di genere e dei ruoli preconfezionati gioverebbe molto anche ai maschi, ma non vedo perché devo dover rimarcare un vantaggio per i maschi per giustificare una lotta giusta, di civiltà, da cui loro prendono le distanze.

Caro maschio, non ti chiederò mai di rinunciare a pisciare in piedi – interessante anche questa immagine del pisciare in piedi come simbolo di mascolinità, di diritto maschile – casomai mi prenderò il diritto di pisciare in piedi pure io. E non ti ringrazierò quando lo farò.


“Non è giusto che venga eletta una donna come Presidente della Repubblica solo perché è donna”.

Su questo tutte le femministe stanno spendendo fiumi di parole, per spiegare alle menti ottuse la cosa ovvia: nessuno va a contestare il fatto che li uomini al potere siano o meno competenti. E che non si vuole una Presidentessa della Repubblica incompetente. E che se veramente venisse eletta una donna -cosa che dubito fortemente, visto che siamo ancora indietro con i tempi – non vorrei essere nei suoi panni, con tutti i riflettori puntati addosso in quanto donna. Perché come tutte le donne che ottengono un ruolo di potere, un incarico importante, un ruolo dirigenziale, dovrà dimostrare fino allo sfinimento di esserne degna, a differenza di qualsiasi maschio che si definisce degno a prescindere. E poi, diciamocelo: come farebbe con i figli?

Sono ancora troppo pessimista sul fatto che possa esserci una svolta così importante come una Presidentessa della Repubblica, e sono così pessimista che penso che se ci fosse sarebbe un contentino che non si ripeterebbe poi per i secoli a venire.
Però sarebbe bellissimo se succedesse. immagino le bambine che la vedrebbero parlare alla nazione a nome di tutti gli italiani, a nome di tutte le italiane, e finalmente queste bambine potrebbero intuire che si può avere per modello di vita una donna, che l’insegnamento più importante può arrivare da una donna, che la carica più importante può ricoprirla una donna. Sarebbe davvero un bel esempio per le nuove generazioni. Anche per i bambini maschi, che si abituerebbero a vedere una carica istituzionale ricoperta da una donna. Un vero ribaltamento dei ruoli di genere. Che sono essi il male.

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