caterina tarducci

Ciak! si gira per l’ecologia, vi racconto Caterina Tarducci

Un progetto bellissimo, e ripeto bellissimo, quello che ha creato Caterina Tarducci, 28 anni, con il suo compagno: Puffin Media House, una casa di produzione dove sviluppare le proprie capacità nella produzione di documentari fuori dell’ordinario, specialmente a carattere ambientale ed ecologico.

Conosciuta grazie al gruppo de LeROSA, un gruppo bellissimo che tramite i contatti online ed il gruppo Facebook mira ad unire donne per favorire il loro benessere, Caterina è una di quei giovani che adoro vedere mettere a frutto la loro voglia di fare e la loro passione al servizio di grandi cause, come può essere quella dell’ecologia, del risparmio energetico e dei problemi del mondo, ed è quello che sta facendo Caterina, che ha stravolto la sua vita, lanciato l’idea al suo compagno, ed ora stanno raccogliendo i primi successi di un bellissimo documentario girato in Sudafrica che racconta come l’acqua sia una risorsa che noi diamo per scontato, ma preziosa e ormai scarsa in alcuni luoghi, dove il problema è veramente grande.

50 Liters Life è distribuito ora a livello internazionale e mostrato per delle proiezioni in Italia. Coraggio, passione e determinazione caratterizzano dunque questa donna, a cui auguro veramente un grande successo e non vedo l’ora di conoscerla, visto che vive a Vicenza come me! Lascio dunque a lei la parola.

Di che cosa ti occupi Caterina?

Mi chiamo Caterina Tarducci ho 28 anni e nella vita sono regista di video e documentari. Lavoro con il mio compagno e cameraman Riccardo Sartori ed insieme abbiamo fondato la squadra di lavoro Puffin Media House. I video che produciamo sono spesso diversi nel loro genere, ma riesco ad esprimere al meglio la mia passione e le mie competenze nei documentari di carattere ambientale. Nel 2018 abbiamo prodotto un bellissimo lavoro incentrato sull’acqua e sull’utilizzo smodato che spesso ne viene fatto. Lo abbiamo realizzato prendendo spunto da un reale fatto di cronaca che riguarda il Sudafrica dove sussiste una persistente siccità. Il documentario si intitola 50 Liters Life ed oggi grazie a tutti gli sforzi che abbiamo fatto, è distribuito a livello internazionale e mostrato per delle proiezioni in Italia.

Ecco il trailer del documentario 50 Liters Life

Di che cosa ti occupi nella tua attività digitale?

Nell’attività digitale cerco di far conoscere la realtà dei documentari ed il lavoro di Puffin Media House in Italia, dove la cultura e l’interesse nei confronti del documentario non ha mai attecchito del tutto. Le persone spesso non si rendono conto della straordinaria potenza di un documentario di mostrare e stimolare un pensiero.
Giusto la scorsa settimana, io e Riccardo ci siamo trovati a discutere animatamente dopo aver visto un documentario che trattava in modo avvincente i problemi legati all’immigrazione clandestina.
Online parlo dei progetti che stiamo affrontando o che abbiamo in mente, riporto spesso l’attenzione su quelli già realizzati e promuovo la azioni contro il cambiamento climatico e di sensibilità ambientale con degli articoli extra.

50 liters life

Come è nata l’idea e da quanto tempo la porti avanti?

Puffin Media House è nata poco più di un anno fa dall’insoddisfazione che caratterizzava la mia precedente vita.
Lavoravo all’università nel dipartimento di scienze ambientali, ma in realtà desideravo raccontare alle persone come vedevo il problema dei cambiamenti climatici e fare qualcosa di più concreto a riguardo.

Ho pensato che il modo migliore di farlo fosse mettere insieme la capacità di Riccardo di fare dei video stupendi con la mia voglia di raccontare nonché le conoscenze scientifiche legate alla mia formazione.
Così una sera, passeggiando nel centro di Firenze (io sono fiorentina, ma ormai vivo in Veneto da qualche anno), gli ho chiesto di fare la pazzia. Nel giro di 10 giorni ho lasciato il lavoro, sollevando tutte le preoccupazioni, giudizi e maldicenze possibili sul mio futuro. Sono partita e abbiamo iniziato la splendida avventura in Sudafrica, dove ho scoperto moltissimo dimostrandomi che non potevo assolutamente tornare indietro.

caterina tarducci puffin media house

Da dopo la produzione del documentario è iniziata la sua incessante distribuzione offline e online. Nonostante la distribuzione sia andata a buon fine, non smettiamo di proporre questo lavoro nel nostro sito e nei nostri articoli per far riflettere le persone. Abbiamo avuto prova che dopo aver visto il nostro lavoro, il pubblico ha iniziato ad avere maggiore attenzione rispetto allo spreco di acqua.

Quali sono, secondo te, i punti chiave del tuo successo e come li sviluppi?

Il mio successo lo ritengo legato al coraggio di ricominciare e senza smettere di cercare un senso, uno scopo per la propria vita.
Se non avessi compiuto quel gesto ai tempi tanto azzardato, oggi non avrei potuto godere della gioia immensa che mi ha pervaso il giorno in cui abbiamo firmato il contratto per la distribuzione del nostro primo documentario, o quando per la prima volta ho visto 50 Liters Life proiettato su un grande schermo.

Mi guardo indietro e penso a tutta la strada che ho percorso ed il tragitto ancora immensamente lungo che mi trovo ad affrontare ogni giorno fatto di insegnamenti, vittorie e sconfitte.
Sicuramente i punti chiave che più mi hanno caratterizzata sono stati la tenacia e la determinazione. Senza queste caratteristiche non sarei andata molto lontano.
Un altro elemento che non mi sento di sottovalutare è la volontà di interrogarsi su ciò che si vuole dalla vita. Questo pensiero ha rappresentato la mia via maestra, un criterio di valutazione che mi ha assicurato di lavorare su ciò che amo.

Come si sviluppa anche nella vita “off line” la tua attività?

La nostra attività di documentaristi ha un suo solido sviluppo offline per tutto ciò che riguarda la produzione dei video. Fare video non significa, come molti pensano, accendere la telecamera e premere REC. Per il regista specialmente, dietro c’è un enorme lavoro di ricerca contenuti e contatti. Contattare i personaggi delle tue storie significa ricevere molti NO, nessuna risposta o addirittura scarsa partecipazione.

Il mio compito è quello di coinvolgere le persone il più possibile nel progetto perché ci credano tanto quanto ci credo io. Solo in questo modo è possibile realizzare una buona riuscita del lavoro. Durante le riprese, il mio lavoro consiste nell’intervistare i personaggi e metterli a proprio agio, perché parlare di fronte ad una telecamera è dura per tutti e oltre alle interviste mi occupo di controllare che tutto vada bene, che non ci siano problemi con le riprese e che sia stato immortalato tutto il necessario.

Raccontaci come si svolge la tua giornata di “attività digital”

Nel nostro lavoro è molto importante la tempistica. Ogni giorno è necessario rimanere aggiornati sulle ultime notizie da cui può venire fuori un articolo o un cambiamento del progetto di documentario in corso. Sono frequenti le chiamate Skype con colleghi o i nostri distributor all’estero. Non manchiamo di mantenere i contatti con le persone che vogliono rimanere aggiornate ed ogni mese ci impegniamo a raccontare loro tutti gli sviluppi.

Quali strumenti digitali utilizzi per gestire la tua attività?

Gestisco l’attività insieme al mio compagno ed ogni giorno ci serviamo di strumenti digitali quali social network (Facebook, Instagram, Youtube principalmente), le newsletter per riferire aggiornamenti sui progetti ed il sito web che è la nostra principale vetrina.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

I nostri progetti sono quelli di continuare a girare documentari ed informare le persone! Abbiamo in mente di tornare in Sudafrica nel prossimo periodo e girare un lavoro sulla conservazione delle specie animali spesso braccate come rinoceronti e leoni bianchi.

Recapiti di Caterina e Puffin Media House

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